domenica 10 luglio 2011

CONTRO I PROFESSIONISTI DEL COMPLOTTISMO


Ormai non passa giorni che sul Web non si leggano le più fantasiose teorie complottistiche cospirate da chissà quali orde di rettiliani. Questa nuova moda non fa altro che “annebbiare” il giusto binocolo con cui si dovrebbero osservare quelli che sono i veri di gruppi di potere tecnocratico. Il riferimento a lobby quali il Club Bilderberg o similari viene praticamente automatico. Ma l’informazione (s)corretta ha non poche difficoltà a difendersi da questo continuo propagarsi di derive complottistiche. Ciò non toglie che vi sia un dietro le quinte, un ulteriore livello che governa i potenti di questo mondo. L'ho non solo teorizzato, ma raccontato e descritto nei particolari. Senza bisogno di caricare, inventare, immettere effetti speciali.
La rete internet che ha permesso una certa libertà e divulgazione di idee ha di fatto anche annebbiato il limes tra fantascienza e realtà. Per uccidere l’informazione spesso basta affogarla nell’eccesso di essa e nell’esasperazione degli spazi di fruizione, più che nel negare gli spazi stessi. Comunque io diffido sempre dal ”vetero-complottismo” perché è riduttivo e soprattutto inibisce le difese immunitarie, dando per scontati dei processi storici tutt’altro che scontati. Serve una prassi fuori dalle dialettiche riconducibili alla linearità della storia e dalle dirette filosofie che ne discendono. Con una immagine:  prepariamoci per una “sfera caotica” dove tutto può accadere, piuttosto che per un “cerchio lineare determinato” in cui quel che accade è già scontato. Come gestire il kaos avanzante? Manteniamoci costantemente presenti dentro la nostra pelle, esercitarci attraverso tecniche di accesso, avere una condotta secondo un codice cavalleresco, disprezzare il facile comodo, disprezzare l’inutile lusso, essere uomini raffinati, ma essere uomini fermi. Mantenere la fedeltà della parola. E nel fisico esercitarci a combattere. Giorno verrà che sarà necessario esser pronti.

domenica 3 luglio 2011

ALLARME, ALLARME, GLI ALIENI SONO TRA NOI!




È ormai una moda culturale diffusa in certi ambienti spiritualistici e antagonisti al sistema dominante, ritenere scontato l’imbestialimento definitivo e irrevocabile dell’uomo, io però non sarei così drastico in quanto l’uomo, come ente naturale generico e perciò libero, non può essere addomesticato, se non imperfettamente e per un tempo molto breve. Io non ho paura delle utopie negative tipo Brave New World di Huxley o 1984 di Orwell, che sono altrettanto irrealistiche e inapplicabili delle utopie positive rassicuranti. E non credo neppure a David Icke, agente coperto dell' MI6 di Sua Maestà Britannica, che ben si innesta in quel milieu alternativo di persone che non credono a tutto quello che si racconta nei tg. Il suo lavoro principale è quello di svolgere la funzione di denunciare l'esistenza di gruppi, potentati economico-finanziari, alieni e maghi ancestrali che dietro le quinte della storia operano indisturbati, al fine di dominare i popoli; implicitamente, Icke afferma pure che chi governa il mondo è così potente e senza scrupoli che non lo si può sconfiggere. A meno ché non si vinca con l'amore universale, come sostiene sempre alla fine dei suoi ponderosi libri, lasciando intendere banalmente che il potere del sentimento umano sia in grado di sconfiggere il male per cambiere il mondo. Ma allora esiste o non esiste un complotto mondiale atto a governare popoli e coscienze? Il giornalista inglese sul libro paga dei servizi, assume pure quel particolarissimo ruolo ben delineato presso tutti gli uffici diplomatici di mezzo mondo: monopolizzare l’opposizione per facilitare la repressione nel regime.

Il Mondialismo attua in effetti la repressione, anche attraverso la partecipazione attiva nel meccanismo totalitario dei cosiddetti esperti di complottismo. Se l'ufologo Pinotti, il ricercatore Malanga, lo gnostico Mike Plato, gridano al mondo intero che alieni-demoni ci stanno 'fottendo' la vita, che demiurghi cattivi si infiltrano nelle menti di politici, preti e intellettuali, anch'essi rientrano nell'operazione Invasione. Non sono oche del Campidoglio che ci avvertono del pericolo, lo amplificano fino a renderlo banale e inverosimile. Come del resto fa David Icke, quando asserisce che i potenti del mondo sono dei lucertoloni travestiti con pelle umana. Leggetevi il bel libro per i tipi dell'Adelphi, Il Grande Gioco, di Peter Hopkirk, sulle diplomazie imperialiste inglese e russa, che nell''800 si contesero l'Afghanistan, l'Iran e l'Asia centrale, e capirete che certi giochi tragici del Potere son sempre gli stessi.

I protagonisti di tale strategia stanno preparando uno stato di coscienza collettivo di non belligeranza, di anomia, di nichilismo, per distruggere quelle categorie dell'anima che fanno di un uomo un uomo libero: l'intelligenza, la volontà e il sentimento. O sono scettico sulla presenza di extraterrestri ostili sulla terra, oppure vi credo senza se e senza ma, alla fine posso essere reso impotente se non conosco i meccanismi di pressione, di condizionamento, di alienazione che il nemico, chiunque esso sia, sta attuando indisturbato. Non vi sono due fronti contrapposti, due fazioni con identità definite. Il nemico è tra noi, silenzioso o mascherato da guida. Difficile scoprirlo. Impossibile vincerlo se siamo addormentati.

A furia di gridare 'al lupo, al lupo', quando sarà palese la presenza del predatore, saremo tutti intenti a leggere dei post che denunciano al mondo intero che gli alieni son tornati. Se temi l'assalto della bestia, copriti prima le spalle.

sabato 14 maggio 2011

BERLUSCONI NON C'ENTRA

Lo stato delle cose in Italia, intendo politico sociale culturale spirituale, sembrerebbe pessimo, caotico, dove un despota camuffato da showman governerebbe secondo interessi propri, fregandosene altamente del popolo. Così dicono i cosiddetti ben informati della fabbrica del consenso, ossia l'elite mediatico-intellettuale che, in realtà, domina  i poteri forti dal dopoguerra ad oggi. L'egemonia della sinistra in Italia, non è una leggenda metropolitana, è pura e semplice realtà fattuale. Scuola, giornali, editoria e in tutti quegli ambiti dove si fa opinione, state sicuri che sono occupati da una certa ideologia, quella progressista, tramite i suoi più allenati campioni, sinceri democratici, politicamente corretti, che impartiscono al popolo-bue cosa si deve pensare fare divertire cantare leggere votare. Però lo fanno dall'alto della loro superiore categoria antropologica, loro sì che sono 'colti e mangiati'. Scusate la battuta. Ma non è tutto. Col '68 c'hanno raccontato che la rivoluzione permanente era buona e bella, ci avrebbe liberato finalmente dai tabù cristiani, conservatori, passatisti. Col '68 una nuova era per l'Italia e il mondo occidentale sarebbe giunta, travolgendo il vecchio, il nostalgismo, i dogmi, Dio stesso. Tutti saremmo stati più liberi di fare il porco comodo nostro, abbandonando i logori vestiti dell'ordine, della disciplina, dei limiti, della famiglia tradizionale, perfino il sesso si sarebbe trasformato in una piacevole fogna di pulsioni, istinti, desideri estremi, e tutto questo senza sensi di colpa per assaporare di nuovo la mela edenica. I cattivi maestri di quegli anni, filosofi sociologhi psichiatri letterati-underground, ebbero un successo straripante ed insieme alla musica rock, o meglio, ad un certo messaggio che alcune rock-band trasmettevano, giuravano di far fuori il vecchio per un radioso futuro senza lacci né autorità. Uccisero il padre, che invece di fare il padre doveva diventare amico dei figli; uccisero la bellezza, l'estetica, l'arte, sostituendole col caos, l'informe, il patologico, il subconscio. La nutella era intercambiabile con la merda. Basta con i luoghi comuni, dicevano, basta con la metafisica, basta con la religione, basta con la civiltà reazionaria  fascista gerarchizzata. Basta, dicevano, perché bisognava far posto al... nulla pervadente e naufragarvi come in un sogno psichedelico. Lo psicologo ci diceva che dovevamo far uscire dagli strati più profondi della nostra psiche ogni cosa, così ci liberavamo per ritrovare il vero volto dell'essere. Totem e tabù dovevano essere distrutti, abbattuti, rimpiazzati con i nuovi idoli: l'autodistruzione soffice, la violenza liberatoria, lo stupro rituale. Vietato vietare, era il motto. Sganciarsi dalle sovrastrutture del pensiero forte per aprirsi alla debolezza, alla non-resistenza, la vera e propria chiave che ci avrebbe aperto le porte della percezione. Le droghe ci avrebbero poi dato la possibilità di fuggire dalla realtà asfissiante e fascistoide; lo zen riveduto e corretto poteva far traballare l'asse fondamentale dell'uomo: la volontà, l'intelligenza e il sentimento. Le nuove spiritualità d'oriente, o meglio, alcune tecniche dell'estasi, spurgate dalle strutture religiose e teologiche, ben rappresentavano l'arma letale per distruggere l'equilibrio psicoanimico dei giovani entusiasti ma con poco discernimento che si affacciavano alla vita. Il '68 ha fatto tanti e tali danni nella coscienza d'occidente che ancora ne paghiamo gli effetti. Ma non è finito il pericolo. Anzi. Il movimento si è arrestato, ma non è stato sconfitto chi lo ha ideato a tavolino. Il Potere, quello vero, reale, il leviatano pauroso, terrorizzante che dagli abissi marini sale in superfice per spallare tutto ciò che incontra, quel potere infero oggi è folle, disposto a tutto.   Usa armi le più sofisticate, quelle per il controllo psichico e cellulare, armi batteriologiche a discriminazione etnica, scie chimiche per i nostri cieli, manipolazioni climatiche e con l'aiuto dei saturniani, capace di distruzione geologica. Se prima usò la cultura per sovvertire il mondo, ora colpirà durissimo, fino alla fine dell'umanità. È un Potere folle, sì, senza più controllo, per tale motivo è imprevedibile. Cosa possiamo fare per difenderci dall'avanzante nulla? Abbiamo ancora la possibilità di restaurare l'antico assetto? Siamo capaci di distinguere il vero dal falso? Oppure abbiamo toccato il fondo e non riusciamo più a risalire? Io scorgo perfino in quegli anni destabilizzanti, i settanta, alcune fiammelle, che tra il caotico e l'oscuro sono sopravvissute, parlo della voglia di conoscere, sperimentare, lo slancio vitale verso l'alto, senza compromessi e senza chimiche. Tendo per cultura a separare l'essenziale dal superfluo, e vedo anime ritte, salde, di fede, magari senza religione ma alla ricerca del divino. Ecco, su queste vale la pena investire tutto ciò che abbiamo.

Attenti, però. Quando perdi il paradiso e smetti di credere che qualcosa di noi sopravviva a noi stessi, allora cerchi altre sopravvivenze, quelle superomistiche. Credi di poterti salvare da solo tra le rovine del mondo. Non è certo casuale che oggi il corpo sia oggetto di culto e premura da quando ha perso valore, perché non attendiamo più che risorga. In special modo in certi ambientini magico-esoterici, quelli che si autocertificano adepti, si ritengono speciali per compensare la perdita di eternità. Con questa presunzione, non c'è più posto per la Tradizione. Si crede che 'tutto converge in me, centro del mondo, non ci può essere altro, né prima né dopo'. Quindi se mi sento speciale, non ci può essere continuità, il filo si spezza. Si commette il più tragico degli errori, scambiare il desiderio con la realtà e la fantasticheria dal sapore gnostico con la Vita vera. Mettiamocelo bene in testa amici del blog; prendete appunti se necessario: noi siamo interpreti, strumenti che nel momento in cui scegliamo liberamente il Cielo, diventiamo come fili attraverso i quali passa la corrente elettrica, non siamo la luce, ma canali di afflusso che permettono alla luce di accendersi.

"Non mi sento tanto bene, però vedo lontano".

"Sotto induzione ipnotica incontro il mio angelo. Magari è un po' alieno e conturbante. Magari vorrebbe possedermi. Però vuoi mettere? Mi connetto con gli antichi dèi. Forse saranno buoni con me."
Tutto ciò che è quiete è bene. Tutto ciò che sale converge. Queste sono le coordinate per giungere  alla vera liberazione. (Angelo Ciccarella)

domenica 20 marzo 2011

FINCHÈ C'È GUERRA C'È SPERANZA



  • Sarkozy è uomo che gioca a fare l'uomo forte, deciso, cazzuto per usare un francesismo. In realtà è una delle tante mezzecalzette del panorama politico occidentale. Perché? Semplice, perché eterodirette, quindi a bassa responsabilità. E allora mostrare i muscoli, dichiarare di seguire unicamente intenti umanitari, citare la libertà, i diritti, la pace, è facile ma non è credibile. Non mi si venga a dire che, dal dopoguerra ad oggi, le nazioni occidentali, Francia compresa, abbiano usato l'ideale come mezzo dell'agire.
  • Obama? Altro figuro di basso profilo di cui tanto avevano bisogno in USA. Uno zerbino 'figo' che tanto piace ai progressisti italiani (si innamorano sempre di qualche bell'uomo straniero, chissà perché), un uomo che come il nostro Gianfranco Fini non dice niente ma lo dice bene. Navigatore a vista del destino a 'stelle e strisce', poiché chi comanda per davvero in America è altro, sono altri e stanno altrove.
  • Il caso Libia è sotto gli occhi di tutti. Un despota – ma prima osannato dal suo popolo allorché prese il potere 40anni fa – come ce ne sono tanti in giro per il mondo, che vende il preziosissimo oro nero a mezza Europa, dissociandosi, per così dire, dalle corporations americane e imponendo un mercato in 'solitaria', che poco o punto piace ai padroni del vapore.
  • L'ONU è l'ente più inutile che globo terracqueo abbia mai visto in millenni di storia. Inutile e costosissimo. Tavolo dell'alta democrazia mondiale? Ma per favore. Lì, comanda chi comanda da sempre. Segue scodinzolante i desideri di tizio e caio, in ogni situazione problematica che si affacci all'orizzonte.

Questi sono i protagonisti, si fa per dire, nello scenario di guerra che vedrà il Mar Mediterraneo come convitato di pietra. E l'Italia, chiederete voi? Mah, la realpolitik richiede la nostra adesione parziale alla missione di guerra (ma questa parola non la troverete spesso sui giornali e in tivvù), stabilita dai dettami ONU e per lealtà NATO; quindi noi non ci saremo alla spartizione del bottino. Il nostro premier si è esposto molto con il leader libico Gheddafi. Il raìs è un beduino, capace di difendersi pure a mani nude, non teme certo le bombe né la politica muscolare di Sarkò né il fratello Obama. Anzi, potrebbe a fronte di una sconfitta probabile se non già annunciata, tirar fuori l'asso nella manica e creare qualche fastidio non indifferente a tutti gli ospiti non invitati. Dicevo di Berlusconi. Capirete tutti che il Cavaliere ha pochissimo spazio di manovra a livello internazionale. Ha onorato gli impegni in Iraq e Afghanistan, non poteva quindi sottrarsi alle richieste di intervento sul fronte libico dal duopolio ONU/NATO. Il nostro passato in terra africana non è certo da incorniciare, sebbene abbiamo pagato profumatamente Gheddafi per i danni di guerra. Un ombra ci segue da quasi un secolo. Ma la necessità di fabbisogno energetico travalica ogni ragionamento ideale. Qualcuno ha parlato di sudditanza nostra nei confronti del dittatore libico. Una sentenza cinese recita: chi mendica non può scegliere.

È giusta una guerra in Libia? Le ragioni di un intervento militare al fine di proteggere un popolo dalla follia di un despota, ce ne sono a iosa. Ma è comunque giusta una guerra? No! Perché bisognerebbe usare lo stesso metro con tutte quelle nazioni dove una dittatura impone terrore e violenza per governare. E allora? Non si finirebbe più di combattere. I bombardamenti umanitari, sono una contraddizione in termini. Le bombe intelligenti? Non esistono. Nazioni eticamente superiori? Non esistono. Ideali alti? Chi li incarna? E poi, amici del blog, è sì giusto disarmare il dittatore, ma il dubbio permane forte: in Libia c'è il petrolio.



giovedì 3 marzo 2011

UNDERWORLD


 



LA CRISI DEL MONDO MODERNO
RENÉ GUÉNON

PREFAZIONE DELL'AUTORE

Che si possa parlare di una crisi del mondo moderno, prendendo la parola "crisi" nel suo significato piú comune, è cosa che i piú ormai non mettono in dubbio; e, almeno a questo riguardo, si è prodotto un mutamento abbastanza sensibile rispetto al periodo che immediatamente ci precede: per la forza stessa degli avvenimenti, certe illusioni cominciano a dissiparsi e noi, da parte nostra, non possiamo che rallegrarcene, poiché, malgrado tutto, in ciò si ha un sintomo già buono, l'indizio di una possibilità di rettificazione della mentalità contemporanea, qualcosa che appare come una debole luce in mezzo al caos attuale. I casi che la fede in un "progresso" indefinito, prima considerata come una specie di dogma intangibile e indiscutibile, non è piú ammessa cosí generalmente; alcuni intravvedono piú o meno vagamente, piú o meno confusamente, che la civiltà occidentale, invece di continuare sempre a svilupparsi nello stesso senso, potrebbe pur subire un giorno un arresto o perfino crollar del tutto per via di qualche cataclisma. Forse costoro non vedono chiaramente ove risiede il pericolo, e le paure chimeriche o puerili che essi talvolta manifestano provano a sufficienza il persistere di non pochi errori nella loro mente. Tuttavia è già qualcosa che essi sospettino un pericolo, anche se essi lo presentono, più che non lo comprendano per davvero, e giungano a concepire che questa civiltà, di cui i moderni sono cosi infatuati, non occupa un posto privilegiato nella storia del mondo: essa può aver la stessa sorte di tante altre già scomparse in epoche piú o meno lontane, alcune delle quali non hanno lasciato che tracce minime, vestigia appena percettibili o difficilmente riconoscibili.
Se dunque si dice che il mondo moderno subisce una crisi, ciò che cosi si vuole abitualmente esprimere è che esso è giunto ad un punto critico, o, in altri termini, che a breve scadenza, volendolo o no, in un modo piú o meno brusco, con o senza una catastrofe, dovrà inevitabilmente sopravvivere un mutamento di orientazione. Questo significato dato al termine "crisi" è del tutto legittimo e corrisponde in parte a quel che noi stessi pensiamo: ma solo in parte, poiché, ponendoci da un punto di vista più generale, noi crediamo che tutta l'epoca moderna nel suo insieme rappresenti per il mondo un periodo di crisi. Sembra d'altronde che ci si avvicini alla soluzione, il che rende oggi piú particolarmente sensibile che in qualsiasi altro periodo il carattere anormale di uno stato di cose il quale dura già da qualche secolo, ma le cui conseguenze mai furono cosi visibili quanto ora. Questa è anche la ragione per cui gli avvenimenti oggi si svolgono con una velocità accelerata. Ciò, senza dubbio, può continuare ancora per qualche tempo, ma non indefinitamente Ed anche se non si è in grado di fissare un limite preciso, pure si ha l'impressione che un simile stato di cose non può durare ancora per molto.
Nella parola "crisi" sono però contenuti anche altri significati che la rendono ancor più atta ad esprimere quanto vogliamo dire. Infatti la sua etimologia, che spesso nell'uso comune si perde di vista, ma alla quale bisogna riportarsi cosi come si deve sempre fare quando si vuoi restituire ad una espressione la pienezza del suo senso proprio e del suo valore originario - la sua etimologia, dicevamo, la fa in parte apparire come un sinonimo di " giudizio " e di " discriminazione". La fase da dirsi propriamente critica in un qualunque ordine di cose è quella che conduce a breve scadenza ad una soluzione favorevole o sfavorevole, è quella in cui interviene una decisione, in un senso o nell'altro. Di conseguenza, è allora che è possibile formulare un giudizio circa i risultati acquisiti, soppesare il "pro" e il "contro", operando una specie di discriminazione dei risultati, positivi gli uni, negativi gli altri, e veder cosi da che parte la bilancia s'inclina definitivamente. Beninteso, noi non abbiamo affatto la pretesa di fare in modo completo un tale bilancio, cosa che d'altronde sarebbe prematura, poiché la crisi non si è ancora risolta, né è possibile dire quando e come lo sarà. Del resto, è sempre preferibile astenersi da previsioni insuscettibili d'esser confortate da ragioni chiaramente comprensibili per tutti e quindi correnti il rischio di esser male interpretate, tanto da aumentare la confusione, anziché eliminarla. Noi possiamo solo proporci di contribuire - fino ad un certo punto e nella misura che i mezzi di cui disponiamo ce lo permetteranno - a dare a coloro che ne son capaci la coscienza di qualcuno dei risultati che sembrano già ben definiti, e a preparare cosi, sia pure in modo assai parziale e indiretto, gli elementi da servire per il futuro "giudizio"; dopo il quale s'inizierà un nuovo periodo della storia dell'umanità terrestre.

Nella mente di certe persone, qualcuna delle espressioni ora usate evocherà senza dubbio l'idea del cosiddetto "giudizio universale" o "giudizio ultimo", e, invero, non a torto; che questa idea venga intesa letteralmente o simbolicamente, ovvero in entrambi i modi - giacché essi invero non si escludono per nulla - ciò qui poco importa, e non è questo né il luogo né il momento per chiarire interamente un tale punto. In ogni caso, quel mettere il " pro" e il " contro" sulla bilancia, quel separare i risultati positivi e negativi, di cui abbiamo detto or ora, può certamente far pensare alla ripartizione degli "eletti" e dei "dannati" in due gruppi immutabili ormai definiti. Anche se si tratta solo di un'analogia, si deve ben riconoscere che è almeno una analogia legittima e ben fondata, conforme alla natura stessa delle cose. Il che esige qualche spiegazione ulteriore.
Non è certo a caso che tante menti siano oggi ossessionate dall'idea della "fine del mondo" cosa, in parte, da deplorare, poiché le stravaganze alle quali questa idea mal compresa dà luogo le divagazioni "messianiche" che ne seguono in vari ambienti, tutte queste manifestazioni procedenti dallo squilibrio mentale dell'epoca nostra, non fanno che aggravare questo stesso squilibrio, e in una misura non del tutto indifferente. Ma, in fondo, è pur certo che qui si ha un fatto, di cui non possiamo esimerci di tener conto. Allorché si constatano cose del genere, l'attitudine piú comoda è certo quella che consiste nello scartarle senz'altro, nel considerarle errori o fantasticherie senza importanza. Noi tuttavia pensiamo che, per quanto si tratti effettivamente di errori, sia opportuno, si denunciarli come tali, ma cercare anche le cause che possono averli provocati e la parte di verità piú o meno deformata che, malgrado tutto, può trovarvisi contenuta, poiché l'errore, non avendo in fondo che una forma negativa di esistenza, non può presentarsi mai come errare assoluto e come tale è, una parola vuota di senso. Considerando le cose in questo modo, ci si accorge facilmente che l'anzidetta preoccupazione della "fine del mondo" è strettamente legata allo stato di malessere generale nel quale noi presentemente viviamo: il presentimento oscuro di qualcosa che sta per finire, agendo incontrollatamente su certe imaginazioni, vi produce in modo del tutto spontaneo imagini disordinate e spesso grossolanamente materializzate, che a loro volta si traducono esteriormente nelle stravaganze, cui abbiamo or ora alluso. Una tale spiegazione non è però una scusa per quest'ultime: o, almeno, se si possono scusare coloro che cadono involontariamente nell'errore, perché a ciò predisposti da uno stato mentale di cui non sono responsabili, ciò non potrebbe mai essere una ragione per scusare l'errore stesso. Del resto, per quel che ci riguarda, non ci si potrà certo rimproverare una indulgenza eccessiva per le manifestazioni "pseudoreligiose" del mondo contemporaneo, non meno che per tutti gli errori moderni in genere (1). Noi sappiamo perfino che alcuni sarebbero piuttosto tentati di rimproverarci il contrario, e forse ciò che noi qui diciamo farà loro meglio comprendere come è che noi consideriamo quest'ordine di cose, sforzandoci di porci sempre dal solo punto di vista che importi, quello della verità imparziale e disinteressata.
Non è tutto : una spiegazione puramente "psicologica" dell'idea della "fine del mondo" e delle sue attuali manifestazioni, per legittima ch'essa sia sul suo piano, ai nostri occhi non saprebbe apparire del tutto sufficiente. Fermarsi ad essa, significherebbe lasciarsi influenzare da una di quelle illusioni moderne, contro cui noi insorgiamo dovunque se ne presenti l'occasione.
Noi dicevamo che certe persone sentono confusamente la fine imminente di qualcosa di cui esse non possono definire con esattezza la natura e la portata; bisogna ammettere che di ciò esse hanno una percezione effettivamente reale, benché vaga e soggetta a false interpretazioni o a deformazioni imaginative, giacché, quale si sia questa fine, la crisi che in essa deve necessariamente sboccare è visibilissima e una quantità di segni non dubbi e facilmente riconoscibili conducono tutti in modo concordante alla stessa conclusione. Questa fine non è certo la "fine del mondo", nel senso totale in cui molti vogliono intenderla, ma è almeno la fine di un mondo: e se quel che deve finire è la civiltà occidentale nella sua forma attuale, è comprensibile che coloro che si sono abituati a non veder più nulla fuor di essa, a considerarla come "la civiltà" per eccellenza, credano facilmente che tutto finirà con essa e che, se essa scomparirà, sarà veramente "la fine del mondo".
Noi diremo dunque, per ricondurre le cose alle loro giuste proporzioni, che sembra invero che noi ci avviciniamo alla fine di un mondo, cioè alla fine di un'epoca o di un ciclo storico, il quale può d'altra parte essere in corrispondenza con un ciclo cosmico, secondo quel che nel riguardo viene insegnato da tutte le dottrine tradizionali. Già nel passato vi sono stati molti avvenimenti di questo genere e senza dubbio ve ne saranno ancora molti nell'avvenire; avvenimenti d'importanza varia, a seconda che con essi si terminano dei periodi più o meno vasti e che essi concernono l'insieme dell'umanità terrestre, ovvero l'una o l'altra delle sue parti, una razza o un popolo determinato. Vi è da supporre che allo stato presente del mondo il cambiamento che interverrà avrà una portata assai generale e che, quale si sia la forma da esso rivestita e che noi non cercheremo affatto di definire, investirà piú o meno l'intera terra. In ogni caso, le leggi che reggono siffatti avvenimenti possono essere applicate analogicamente a tutti i gradi o piani; onde quel che si può dire sulla "fine del mondo" nel senso più completo possibile, ma tuttavia di solito riferito al solo mondo terrestre, resta vero, nelle dovute proporzioni, anche per il caso della semplice fine di un qualunque mondo, intesa in un senso assai più ristretto.
Queste osservazioni preliminari aiuteranno molto a far capire le considerazioni che seguiranno. In altre opere, noi abbiamo già avuto l'occasione di far assai spesso cenno alle "leggi cicliche". Riuscirebbe forse arduo esporre completamente tali leggi in una forma facilmente accessibile alle menti occidentali; tuttavia è necessario aver qualche nozione sull'argomento, dato che ci si voglia formare un'idea vera di quel che è l'epoca attuale e di ciò che essa propriamente rappresenta nella storia del mondo. Per cui noi cominceremo col mostrare che i caratteri di siffatta epoca son proprio quelli che le dottrine tradizionali hanno indicato in ogni tempo per il periodo ciclico a cui essa corrisponde; il che equivarrà anche a mostrare che quanto da un certo punto di vista è anomalia e disordine è tuttavia l'elemento necessario di un ordine piú vasto, la conseguenza inevitabile delle leggi che reggono lo sviluppo di ogni manifestazione. Del resto - diciamolo subito - ciò non costituisce una ragione per limitarsi a subire passivamente il perturbamento e l'oscurità che sembrano momentaneamente trionfare, poiché, se così fosse, non avremmo che da starcene in silenzio. Ragione invece vi è di lavorare, finché sia possibile, per preparare l'uscita da questa "età oscura", la cui fine più o meno prossima, benché non del tutto imminente, è già preannunciata da molti indizi. Anche questo rientra in un'idea superiore di ordine, poiché ogni equilibrio è il risultato della azione simultanea di due tendenze opposte; se l'una o l'altra di esse potesse interamente cessar di agire, l'equilibrio sarebbe perduto per sempre e il mondo stesso svanirebbe. Ma una tale supposizione sta fuor della realtà, i due termini di una opposizione non traendo senso che l'un dall'altro. Quali possano pur essere le apparenze, si può esser sicuri che tutti gli squilibri parziali e transitori concorreranno, alla fine, a realizzare l'equilibrio totale.

(1) Il Guénon ha esaminato e criticato le forme più caratteristiche delle correnti pseudoreligiose contemporanee soprattutto nelle due opere L'Erreur Spinite e Le Théosopbisme (N.d.T,).




Più volte ho accennato alla presenza diabolica in ambiti considerati agnostici per antonomasia come quelli dei Consigli d'Amministrazione delle corporations, piuttosto che in fatiscenti rovine di chiese sconsacrate o durante incontri sabba-orgiastici di borghesucci in trasferta. Che dietro le oligarchie economico-finanziarie che governano questo nostro mondo, ci siano ben altri potentati invisibili, non è soltanto una mia fissazione. Già nel secolo precedente – senza andar troppo indietro – alcuni autori e studiosi atipici fuori da consorterie accademiche, avevano evidenziato tali connubi insani tra governi e potenze occulte. Il conte Malinsky, il filosofo francese Guènon, il barone nero Evola, per citarne alcuni in campo tradizionalista, avevano messo in luce certi aspetti sovversivi, antiumani, diabolici del mondo moderno. Dietro i movimenti culturali, scientifici, sociali, politici, economici, che si affacciavano sullo scacchiere mondiale – socialcomunismo, psicanalisi, darwinismo, rivoluzione scientifica - si annidavano forze oscure letteralmente impermanenti, eteriche, magiche.
Oggi è di moda e redditizio abbinare il diavolo/alieno ai governi, leggere dietro le quinte della storia, parlar di cospirazioni, complotti occulti. David Icke ci si è comprato casa sull'isola di Man. I primi anni del Novecento si era tutti ubriachi delle 'magnifiche sorti e progressive', si guardava al futuro con ragionevole speranza, finalmente – credevano – l'uomo si era liberato di Dio e poteva aspirare a tornare al centro dell'universo, padrone indiscusso del suo destino. Niente di più sbagliato e... pericoloso. Qualcuno tentava di denunciare il grande inganno, invano. Non c'è niente di più demoniaco che far credere all'uomo di poter fare a meno degli dèi del cielo. L'abisso è sempre dietro l'angolo.

E oggi, come vanno le cose? Ad un'analisi orizzontale, il quadro mondiale è sin troppo chiaro per chi non è affetto da ideologica miopia. Il Mondialismo usa gli strumenti dell’omologazione culturale e della globalizzazione dei mercati per realizzare l’assoggettamento politico dei Popoli. Il Grande Capitale fornisce fondi neri alle forze antagoniste operanti negli stati fuori dall'orbita americanocentrica, così scoppiano sommosse, terrorismi, guerre. La nazione ne paga le conseguenze in termini di vite umane e di indebitamento. Ecco la strategia perversa del sistema finanziario internazionale: rendere i popoli debitori, sempre e comunque. Il dominio sarà così assoluto e duraturo. Droga e mode culturali faranno il resto. Vi siete mai chiesti perché, malgrado i mezzi ingenti adoperati dai governi democratici, non siano mai riusciti a distruggere i 'cartelli' della droga mondiale? Cosa o chi c'è dietro i narcotrafficanti? Siamo proprio sicuri che la volontà dei governi sia quella di debellare il traffico di stupefacenti? Siamo proprio convinti che le organizzazioni criminali come la mafia e le triadi cinesi, non abbiano addentellati nei gangli del potere mondialista? Oppure non sono altro che strumenti di dominio paralleli a quelli istituzionali?
L’azione di contrasto da parte di chi non è stato ancora catturato e che rifiuta comunque di arrendersi non può non essere indirizzata verso la non accettazione globale, anche simbolica, dei “prodotti” del sistema di potere. Sarà un'azione individuale, coscienziale, altro non è possibile fare. Chi credeva di combattere il sistema con mezzi di contrasto politico, ideologico, militare, alla fine ha costruito lager e gulag. La medicina era peggiore del male.

I famigerati Superiori Incogniti che teosofismo e nazismo magico avevano teorizzato e paventato; queste presenze spaventose, potentissime, abitanti tra due mondi, sono frutto della fantasia degenerata di squilibrati, oppure appartengono ad una realtà, e ché realtà, parallela, abnorme, obliqua, un ordine delle tenebre che spinge, trascina, influenza gli uomini di potere per fini innominabili? La domanda è puramente retorica.

Come già accennai, a Wall Street si sente parlare, dietro il rumore di fondo, idiomi alieni.

mercoledì 2 febbraio 2011

NUOVA BABILONIA


3 Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. 4 La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d’oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. 5 Sulla sua fronte era scritto un nome: «Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra». 6 E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesú. E, quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia.” (Apo 17:3-6)

Astarte, Baal, Kali, Shiva sono divinità false e menzognere, ma non per questo meno reali e presenti sotto l'epidermide della nostra storia. Hanno già edificato la Nuova Babilonia, ma noi siamo distratti da altro. Una superfortezza piramidale, accessoriata hitech, stregonica oltre ogni immaginazione, presidiata da terra cielo mare, capace di controllare ogni nostra mossa. I loro emissari sono gli awlya asc-Sciaytan, confraternita di stregoni-guerrieri, satanassi, praticanti indomiti di una ascesi inversa, veri e propri contraltari dei cavalieri della Luce. Il compito dei contro-iniziati è quello di cooptare donne e uomini in grado di assicurare un regime capace di distruggere l'anima della civiltà; e chi meglio degli gnomi della finanza e delle grandi famiglie dell'economia mondialista? Films giornali web editoria televisione, vengono da loro regolarmente finanziati allo scopo di diffondere il nuovo verbo: la regressione all'insegna del neo-illuminismo. Le èlites salverebbero il mondo, con il benessere economico per tutti e la felicità sensoriale delle masse, in realtà stanno attuando progressivamente la povertà più feroce, quella sia materiale che morale. Lo svuotamento della civiltà di ogni principio superiore, valore, cultura; ecco il piano mondialista. Lo stupro della nostra civiltà è iniziato quando si è occultata l'antica fiamma d'Occidente. Gli ultimi due secoli son stati decisivi al compimento del crimine immondo. Pochi se ne sono accorti. Ci hanno fatto credere che ogni passo in avanti e relativo allontanamento dal passato, sia un incremento di valore. La tecnica, la scienza, le categorie politiche come la democrazia, lo stato sociale, l'economia, rappresentano il nuovo nirvana, il miglior mondo possibile. Perfino le religioni si dovranno adeguare, pena la loro fine. Più volte ho sostenuto che dietro ad ogni mobilitazione di massa, moda culturale, ideologia, interessi, vi sono forze occulte che obbediscono ad un ordine delle tenebre. Più volte ho lasciato intendere che vi è un esoterismo, in questo caso nero come la pece, che influenza e governa questo nostro mondo e che scarse, sparpagliate sono le forze che si oppongono alla dissoluzione.

Accennavo alle divinità false e bugiarde. Ebbene, le ritroviamo letteralmente in mezzo ai mattatoi generati da guerre etniche, religiose, spudoratamente di conquista. Le ritroviamo pure nei salotti radical chic dei nuovi maestri del pensiero di morte; a Wall Street, dove è allestito un piccolo tempietto dedicato ad Iside. Sono operanti dietro le angosce, le disperazioni, le follie di milioni di anime. Tali divinità infere son sempre al passo coi tempi, infatti come in un grande set cinematografico, allestiscono le manifestazioni cosiddette aliene, i grigi per intenderci, finti extraterrestri che tengono in scacco una buona parte degli ufologi e dei contattisti. La pantomima aliena continua a far girare la testa a tutti quei ricercatori impegnati giornalmente a tracrivere centinaia di pagine dai colloqui con gli addotti, i medium riveduti e corretti del XXI° secolo. Ora, in questa fantasylandia di rivelazioni, di nuovi vangeli, santi, escort, iniziati veri presunti improbabili, si muovono con disinvoltura i satanassi - awlya asc-Sciaytan – i reali governativi meninblack e mai come in questo caso la denominazione è pertinente. Storditi come siamo da tivvù, congiunture internazionali, rivoluzioni, terrorismo, servizi sempre deviati (ma riusciranno mai a camminare diritto?), scandali abilmente orchestrati o stupidamente provocati, magistrati che si sentono padreterni senza macchia e senza paura, politica da operetta o da tragedia, a scelta, santorosavianofaziomania, obamiani a prescindere, democratici sinceri, fascisti che hanno perso il treno perché solo un tempo erano in orario... comunisti con audi, avete capito bene, audi non edizioni Einaudi; ebbene, in questo guazzabuglio farsa che scadrà in dramma, aspettando il 2012, cosa resta, cosa ci resta se non lo stordimento, il disorientamento. Ci vorrebbe una bussola per anime inquiete, che desiderano verità, bellezza, libertà, senza se e senza ma. Ci vorrebbe serietà, perché la vita è una cosa seria e non può essere gettata al vento per provare l'ebrezza dello sballo da coca o da sesso banale, o per soddisfare il proprio insaziabile egoismo. La nostra esistenza ha uno scopo, un significato, un'idea superiore, contro tutte le ideologie riduzioniste e nichiliste. Dietro l'angolo potremmo incontrare il nostro peggior incubo e se non saremo pronti, ci coglierà disarmati e saranno c**** amari, come diceva Scandurra. La Nuova Babilonia non farà prigionieri.